Il problema
Chi lavora con testi e documenti usa già l'IA generativa. Il problema non è se usarla, ma come evitare che ogni richiesta porti con sé dati personali di cittadini, clienti e colleghi.
L'IA è già al lavoro
Riassumere una pratica, impostare una lettera, controllare un capitolato, estrarre dati da un foglio di calcolo: sono compiti in cui un assistente come Claude fa risparmiare ore. Negli uffici pubblici e negli studi professionali questi testi contengono quasi sempre dati personali: nomi, codici fiscali, indirizzi, recapiti, importi, coordinate bancarie, numeri di pratica.
Chiedere alle persone di «ripulire» a mano ogni testo prima di incollarlo non regge alla prova dei fatti: richiede tempo, attenzione costante e una competenza che non tutti hanno. Prima o poi un nome passa.
Ogni testo esce dall'organizzazione
Quando invii un messaggio a claude.ai, il testo e gli allegati vengono elaborati e conservati dal fornitore del servizio. Per i clienti europei il contraente è Anthropic Ireland; i dati possono essere trattati da sub-responsabili e trasferiti fuori dall'Unione europea sulla base delle clausole contrattuali tipo. Sul piano Team le conversazioni restano conservate finché non vengono cancellate.
Il contratto e le garanzie del fornitore sono necessari, ma non riducono la quantità di dati personali che escono. È quello che chiede il principio di minimizzazione: trattare solo i dati necessari alla finalità. Per scrivere una buona lettera, a Claude non serve sapere come si chiama davvero il destinatario.
Vietare non basta
Un divieto generalizzato non elimina l'uso dell'IA: lo sposta su account personali, telefoni e servizi gratuiti, dove l'organizzazione non ha contratto, controllo né visibilità. È il fenomeno dello «shadow AI». Pseudomania parte dall'idea opposta: offrire uno strumento ufficiale, comodo e protetto, insieme a regole chiare.
Nessuna API, nessun proxy
Con un'API si potrebbe interporre un servizio che pseudonimizza ogni richiesta prima che arrivi al modello. Ma gli enti e gli studi usano soprattutto l'abbonamento Claude Team (o Pro e Max), che si usa dall'interfaccia web di claude.ai: non c'è un'API da filtrare.
Un proxy di rete non è una strada percorribile: il traffico verso claude.ai è cifrato (HTTPS) e per leggerlo bisognerebbe intercettare e decifrare la connessione con un certificato dell'ente installato sui PC. Oltre a essere fragile, è un'operazione invasiva che i termini del fornitore non prevedono. L'unico punto in cui il testo è disponibile in chiaro, prima che parta, è il browser. Per questo Pseudomania è un'estensione: lo spieghiamo in dettaglio nelle scelte di progetto.
Obblighi precisi
- GDPR: minimizzazione (art. 5), protezione dei dati fin dalla progettazione (art. 25), sicurezza (art. 32), valutazione d'impatto quando il rischio è elevato (art. 35).
- Statuto dei lavoratori, art. 4: gli strumenti da cui può derivare un controllo a distanza dei dipendenti richiedono un accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro, oltre a un'informativa adeguata.
- Regolamento europeo sull'IA (AI Act, art. 4): chi usa sistemi di IA deve garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale.
- Codice dell'amministrazione digitale (artt. 68-69): le amministrazioni valutano soluzioni riusabili e rendono disponibile il software che commissionano.
Pseudomania è la parte tecnica di una risposta che comprende anche regole, impostazioni e garanzie: vedi Non solo software.